SPECIALE ELEZIONI AMMINISITRATIVE 2010
A cura di Victor Botta e Alessandro Leozappa
Il “count down” per la campagna elettorale in vista delle elezioni comunali di marzo sarebbe dovuto partire già da un pezzo, ma a S. Vito tutto tace. I cittadini non hanno ottenuto ancora la grazia di sapere chi saranno i candidati sindaco per le prossime elezioni comunali. È una domanda legittima che molti sanvitesi si sono posti, ma alla quale in pochi, eccetto chi “bazzica” nelle sedi di partito, potrebbe rispondere. Il mensile “Occhio Magazine” ha provato a scuotere un po’ il silenzio degli ultimi mesi cercando di stringere il cerchio intorno ad un ristretto gruppo di nomi “papabili”.
L’ “Occhio” ha proposto un sondaggio on line dando per potenziali candidati del centro-destra il sindaco uscente Trizza che, tuttavia, avrebbe dichiarato ufficiosamente (ma si potrebbe dire quasi ufficialmente) di non essere interessato a ricandidarsi. Questo complicherebbe un po’ lo scenario nell’area di centro-destra nella quale potrebbe nascere una vera e propria “lotta di successione”. Secondo i “rumors” gli “eredi” (senza troppe sorprese) dovrebbero essere due: l’attuale assessore Silvana Errico e Alberto Magli. Tra gli “outsider” si fanno i nomi del giovane consigliere provinciale Vincenzo Attorre e del dott. Luigi Boggia
L’Udc, al contrario, pare che sia l’unico partito ad aver espresso ufficialmente la propria posizione (salvo futuri ripensamenti) candidando Pino Iaia.
Sul fronte del centro-sinistra, per restare in tema, le cose si mettono ancora peggio. Sono circolati diversi nomi, ma su nessuno di essi pare che ci sia stato (al momento) una vera e propria scelta. Si è passati da Musa, “eletto” vincitore del sondaggio, senza alcun valore statistico, proposto dall’ “Occhio” (gradimento basato, tra l’altro, sulla preferenza dei cittadini piuttosto che su un reale coinvolgimento da parte delle forze politiche), a Longo, a Iaia (Annibale) ad infine a Masiello. Al momento, il candidato più accreditato per il centro-sinistra sembrerebbe proprio quest’ultimo.
Ma tirando le somme, la morale (o meglio l’immorale) che si può trarre dal caos sanvitese si potrebbe sintetizzare in questa affermazione: i cittadini elettori non potranno fare a meno di votare per Tizio o per Caio all’ultimo minuto, senza aver preso minimamente parte al percorso di selezione dei prossimi sfidanti per la carica di Sindaco. Non uno straccio di programma, nessun immagine del futuro della città, nessuna idea, nessun progetto e, addirittura, neanche lo sforzo di una semplice promessa. Eppure di questi tempi se ne dovrebbero fare a “bizzeffe”. Tanto, per mettere una X sulla scheda elettorale “so’ bboni tutti”.
Voi cosa ne pensate? Lasciate i vostri commenti…











Scusate se mi intrometto in una discussione che dovrebbe vedere i giovani come protagonisti. Tuttavia, come si fa a tacere quando si ha la consapevolezza che il terreno è estremamente scivoloso?
Una ridda di nomi. In S. Vito tutti si sentono in grado di fare il Sindaco. Il motivo? Il livello infimo del costume amministrativo consolidatosi nel corso degli ultimi due decenni, caratterizzato dal clientelismo e da un diffuso disimpegno di fronte ai problemi decisivi per l’avvenire della città. Fare il Sindaco, come lo si è fatto negli ultimi tempi, può essere una pacchia, specialmente per chi nell’esperienza amministrativa ricerca una strada per l’autopromozione sociale ed economica. La prima domanda che rivolgerei a tutti questi scienziati è la seguente: “Vuoi fare il Sindaco per fare che cosa?”; e poi aggiungerei: “Con quali risorse?”
Perché scrivere un elenco di “desiderata” richiede 10 minuti di fatica. Conoscere il percorso amministrativo necessario al raggiungimento di qualche traguardo impone esperienze sul campo di alcuni anni (dove “alcuni” è un indefinito modulabile sulla base delle capacità e dell’impegno).
Militanza nei partiti, percorso nelle istituzioni (dove sta scritto che si comincia con la carica di Sindaco?), poi incarichi di una certa responsabilità. Non credo nei santoni improvvisati. Non sono convinto che si possa fare a meno di una preparazione culturale di base. Credo fortemente nella necessità di coniugare esperienza e contributo di forze fresche (solo se esse sono portatrici di costumi e idee innovativi, guai se si sforzano di scimmiottare gli anziani, meglio l’originale!).
Ho letto il vostro articolo che trovo molto realistico di quello che accade nella politica a San vito . La responsabilità ,ma diciamo anche la colpa maggiore di questo vuotume politico appartiene a quella classe dirigente di destra (pensiamo al ruolo marginale e virtuale degli assessorio alla mancanza di espressione di un pensiero politico all’interno dei rari consigli comunali) ma anche di sinistra, di aver fatto terra bruciata intorno a se. Non hanno fatto crescere una struttura fatta di giovani leve che potesse un giorno prendere in mano la gestione di un paese.Come se l’ammistrazione del comune dovesse appartenere solo a poche persone. La gravita’ è che questo stato di cose continua , che da questo tunnel non se ne esce e non se ne intravede alcuna luce.
non riesco a capire questa voglia matta di governare San Vito senza riconoscere i propri limiti….
Nomi, tattiche, numeri. La politica è bella anche per questo!
Se vogliamo che il clima migliori, che il livello si alzi, che i temi siano di spessore, c’è bisogno che gente nuova si avvicini al panorama politico, ma non a ridosso delle elezioni. Non sono d’accordo con chi crede che la soluzione migliore sia quella di rinnovare a prescindere: chi si propone come amministratore deve dapprima mostrare il suo interesse nelle sezioni di partito, contribuire in qualche modo e poi proporsi. Ecco perchè, vista la situazione (ribadisco: vista la situazione), la scelta migliore è puntare su qualcuno che di politica e amministrazione ne sa qualcosa. Qualcuno che possa innescare quel meccanismo necessario al rinnovamento: avvicinare gente, portarla in sezione, farla “sfogare” e valorizzarne il contributo. Tutto ciò dovrebbe valere ancor di più per i giovani!!
Forse questa è la cosiddetta “strategia”. Ma secondo me la vera strategia è parlare di cose concrete, fatti, problemi, soluzioni. In effetti sarebbe molto più diffcile e allora… meglio parlare solo dei numeri (che sono allo stesso livello delle crocette), aspettando magari un segnale divino.
Esatto, la cosa più triste è esattamente quanto avete scritto nella parte finale dell’articolo: non c’è un’idea, una visione, una missione…
Senza parole!!!!!!!!!!!!!